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L ' ORO PIU' ANTICO ........... tra storia e leggenda

"Olea prima omnius arborum est", il più importante tra gli alberi è l' olivo. Così sosteneva nel suo "De Rustica" Columella (I sec. D.C.).

Da sempre l'olivo è stato protagonista nobile della letteratura, della storia e della mitologia. L'episodio più noto della mitologia greca, tanto da essere scolpito sul frontone del Partenone, è quello della gara tra Atena e Poseidone : Giudice Zeus; premio il possesso della città di Atene e di tutta l' Attica.

Poseidone, Dio degli Oceani, fece sbucare dalla foresta un meraviglioso cavallo; Atena fece nascere dalle viscere della Terra un nuovo albero : l'olivo.

Zeus non esitò a valutare il cavallo come simbolo della guerra e l' olivo simbolo della Pace. Vinse Atena.

E' facile comprendere perchè quell' albero da sempre sia rivestito da un'aureola di sacralità.

Quando e come il culto dell' olio abbia inizio è difficile dirlo con precisione. Presumibilmente la zona più adatta si può individuare nella "mezzaluna fertile" cioè in quella striscia di terra che si estende tra il fiume Tigri e il fiume Eufrate, con clima caratterizzato da estati calde e asciutte, spesso umide ed inverni miti e piovosi.

A Creta in particolare, abitata fin dal VII millennio A.C. da popoli di origine anatolica, la coltivazione dell' olivo era largamente diffusa e fiorente la sua commercializzazione presso tutti i popoli rivieraschi del Mare Nostrum.

La diffusione dell' oleastro in Italia si deve soprattutto ai navigatori fenici e cretesi. La diffusione dell' olivo nel bacino Mediterraneo si deve tuttavia, soprattutto ai romani; dove arrivavano e si stabilivano le legioni si provvedeva subito alla piantagioni di viti e olivi e alla semina del grano.

In periodo imperiale, le mense dei ghiotti romani fanno distinzione tra oli sapidi della Sabina e oli leggeri della Liguria. Gli oli pesanti provenienti dalla Spagna e dall' Africa del Nord sono usati preferibilmente per l' illuminazione. Ma nel tardo impero l'olivicoltura segue il decadimento dell' agricoltura. Solo le Abbazie come come quelle di Farfa e Subiaco continuano a curare le proprietà agricole evitando così che l'olivicoltura arrivi in condizioni non del tutto degradate alla ripresa economica tra il secolo XI e XII.

Gli anni del dopoguerra sono quelli della rinascita della dell' olivicoltura nell' Agro romano, specie dopo la distribuzione di nuove terre agli agricoltori incentivando la messa a dimora di nuove piante.

In questo periodo, quando nasce un figlio, si semina, in un vasetto, un olivo. "Ti servirà da dote" recitano le Madri alle figlie. Sarà messo a dimora quando sarà il momento di sposarsi. 

Da ciò se ne deduce il concetto di "oro dell' olio" come bene prezioso e valore per la donna che cura il benessere della famiglia.

Così si crea il primo legame tra questo alimento e le donne; rafforzato dalla staffetta che si pone tra il latte materno e l' olio. Difatti tutti i pediatri consigliano di cominciare lo svezzamento del piccolo neonato inserendo nelle pappe un pò d'olio extra vergine d'oliva.  Un primo alimento che lo accompagnerà nella crescita per tutta la vita